Da: Edward Luttwak, TECNICA DEL COLPO DI STATO, 1968.
CAPITOLO QUINTO
L'ATTUAZIONE
DEL COLPO DI STATO
Non
appena la forza
morale della rappresentanza nazionale
fu
distrutta, un'assemblea legislativa, qualunque essa potesse
essere, non significò
altro, per i militari, che un gruppo di
cinquecento uomini, meno vigorosi e
disciplinati di
un battaglione
formato dallo stesso numero di individui.
MADAME
DE STAËL, a
proposito del colpo di Stato di Napoleone
Sono
venuto su un carro armato
e soltanto
un
carro armato potrà scacciarmi.
ABU
ZUHAIR TAHIR YAHYA, primo
ministro iracheno, 1968
LA
FASE attiva di un colpo di Stato è analoga a un'operazione militare,
ma in forma intensificata. Se il principio generale della tattica
consiste nell'applicazione della forza nel punto giusto, il colpo di
Stato riesce in ciò con precisione chirurgica, colpendo il cuore
organizzativo
dello Stato; se la rapidità
è spesso importante nelle operazioni militari, nel colpo di Stato è
un requisito essenziale. Ma il colpo di Stato differisce da quasi
tutte le operazioni militari per un aspetto cruciale: mentre in
guerra è spesso vantaggioso conservare alcune forze di riserva per
impiegarle nelle fasi successive (e forse più critiche) del
conflitto, in un colpo di Stato si applica il principio dell'impiego
totale. La fase attiva si conclude in un breve periodo di tempo e le
forze tenute di riserva oggi saranno inutili domani.: tutte le nostre
forze devono essere per conseguenza impiegate nell'unico scontro
decisivo.
Il fatto che il
colpo di Stato non abbia in pratica dimensioni temporali significa
che di rado potremo correggere gli errori commessi durante la sua
attuazione; in guerra, la tattica può essere mutata, le armi possono
essere sostituite, i piani possono essere rifatti e gli uomini
possono essere nuovamente addestrati sulla base dell'esperienza in
combattimento, ma nel colpo di Stato non vi sarà tempo a sufficienza
per qualsiasi ripensamento. Sotto questo aspetto il colpo di Stato è
simile alla forma ùi guerra più moderna: il colpo sferrato con i
missili strategici e, come nel caso di quest'ultimo, il fattore tempo
pone l'intero fardello delle decisioni nella fase della preparazione.
Ogni bersaglio deve essere studiato nei particolari prima
dell'azione: la squadra cui tocca il compito di impadronirsene deve
avere la stessa forza e la stessa composizione; ogni sua mossa deve
essere predisposta in anticipo e nessuna flessibilità tattica può
essere consentita.
Con questo grado di
preparazione particolareggiata, non vi sarà nessuna necessità di
alcun genere di strutture di comando nella fase attiva del colpo di
Stato; poiché, se non esiste alcun motivo di prendere decisioni, non
v'è alcuna necessità degli uomini che le prendano e del loro
apparato. In effetti, avere un comando costituirebbe un grave
svantaggio: esso offrirebbe un bersaglio concreto all'avversario, un
bersaglio al contempo vulnerabile e facilmente identificabile.
Non
appena iniziato
il colpo di Stato, il gruppo dominante saprà che sta accadendo
qualcosa, ma, a meno che i colpi di Stato non siano frequentissimi
nel paese, nessuno saprà che cosa sia questo “qualcosa”;
potrebbe trattarsi di un ammutinamento, di una insurrezione,
dell'inizio di una guerriglia o anche dell'invasione ad opera di una
potenza straniera. Tutte queste forme di conflitto rappresentano
minacce per il regime, ma sono tutte diverse per quanto concerne le
loro conseguenze immediate e, quel che più conta, per guanto
concerne i provvedimenti necessari per affrontarle. Dovremmo evitare
di intraprendere un'azione qualsiasi che chiarisca la natura della
minaccia e riduca così la confusione nelle file dell'apparato
difensivo del regime. Le nostre squadre usciranno dalle loro basi e
si accingeranno a
impadronirsi degli obiettivi designati, agendo come unità
indipendenti; il loro scopo collettivo
e la loro coordinazione rimarranno così ignorati fino a quando non
sia troppo tardi per una qualsiasi opposizione efficace.
I capi del colpo di
Stato saranno sparsi tra le varie squadre e ognuno di essi si unirà
a quella squadra il cui obiettivo ultimo richiede la sua presenza:
così, il portavoce del colpo di Stato si troverà con la squadra che
deve impadronirsi della stazione radiotelevisiva e il futuro capo
della polizia sarà nella squadra il cui obiettivo è il comando
della polizia. Poiché ogni squadra sarà al contempo piccola e
estremamente mobile e poiché non esiste un comando durante tutta la
fase attiva del colpo di Stato, l'avversario non avrà un solo
singolo obiettivo su cui poter concentrare le proprie forze. In
questo modo la sua superiorità numerica sarà annullata e le forze
numericamente inferiori del colpo di Stato avranno la superiorità
locale nel settore di ciascun obiettivo particolare. Questa sarà la
chiave della vittoria del colpo di Stato.
ALLA
VIGILIA
Negli ultimi due
capitoli abbiamo passato in rassegna la preparazione del colpo di
Stato per quanto concerne la neutralizzazione delle difese «
professionali » dello Stato c la scelta di quegli obiettivi che
contribuiranno alla neutralizzazione delle forze “politiche”.
Abbiamo analizzato la struttura delle forze armate e degli altri
mezzi di coercizione e veduto che gran parte delle prime, una parte
significativa del sistema di polizia, e alcuni dei servizi di
sicurezza, non sarebbero in grado di intervenire, sia a nostro favore
sia contro di noi, nell'eventualità di un colpo di Stato. Ciò a
causa della loro lontananza, di uno spiegamento disperso, o perché
il loro addestramento e equipaggiamento erano inadeguati o troppo
specializzati. Abbiamo allora infiltrato la parte relativamente
piccola dell'apparato che aveva una capacità di intervento, per cui
la quasi totalità di esso è venuta a essere tecnicamente
neutralizzata e il resto completamente sovvertito. Questo ci ha
assicurato la neutralità di gran parte delle difese dello Stato e la
collaborazione attiva di alcune delle sue forze.
L'infiltrazione
dell'esercito e della polizia ci ha fornito uno strumento: le unità
che abbiamo incorporato e che costituiscono le forze del colpo di
Stato. Abbiamo inoltre preparato l'impiego di questo strumento
selezionando gli obiettivi per la cui conquista sarà utilizzato;
abbiamo identificato gli obiettivi materiali che devono essere
conquistati e quelli che dovranno essere sabotati o altrimenti resi
inutilizzabili; abbiamo scelto le più alte personalità tra i capi
del potenziale avversario. sia nel governo sia fuori di esso, e ci
siamo preparati alloro arresto. Di un compito importante, però, non
ci siamo occupati nella fase della preparazione: l'energico
isolamento del • nocciolo " delle forze lealiste. È
augurabile che il numero di queste forze che ci è stato impossibile
infiltrare e che hanno inoltre una capacità di intervento. non sia
molto grande. Ma anche se sono deboli in termini assoluti, noi non
osiamo ignorarle. Far questo significherebbe invalidare tutte le
misure adottate per isolare la capitale (e noi stessi)
dall'intervento di forze ostili. L'estrema instabilità
dell'equilibrio delle forze durante la fase attiva del colpo di Stato
significa che quanto in altre circostanze costituirebbe soltanto una
minaccia di importanza secondaria, potrebbe in questo caso avere
conseguenze disastrose c, se il « duro nocciolo » delle forze
lealiste è grande in rapporto alle nostre, dovremo effettivamente
distogliere gran parte delle nostre forze per destinarle al suo
isolamento.
Sebbene non siamo
stati in grado di penetrare in questo «duro nocciolo» di forze
Jealiste, due cose saranno state probabilmente conseguite: a) ci
saranno noti il loro numero, la loro qualità e la loro posizione, e
b) i nostri provvedimenti di neutralizzazione avranno ridotto la loro
efficienza complessiva. La capacità combattiva delle forze Iealiste
non sarà stata erosa, ma, come risulta dalla tabella 14, il loro
intervento contro di noi sarà ritardato e ostacolato.
TABELLA
14
La
meccanica
dell'intervento delle forze lealiste
fase
|
effetto delle nostre misure generali
|
l) Gli uomini dei servizi di polizia o di sicurezza danno
l'allarme iniziale e cercano di mettersi in contatto con i loro
comandi.
|
La centrale telefonica è stata occupata, i collegamenti
telegrafici sono stati sabotati, i relè radio sono stati chiusi.
I lealisti sono pertanto costretti a inviare un messaggio verbale.
|
2) I comandi dei servizi
di polizia o di sicurezza controllano i rapporti e si rendono
conto della gravità della minaccia. Tentano di mettersi in
comunicazione con la leadership politica.
|
Come sopra per quanto concerne le
comunicazioni. Alcuni messaggeri non riescono ad arrivare man mano
che i punti focali del traffico sono
gradualmente
occupati.
|
3) La leadership politica richiede l'intervento
dell'esercito e
della polizia.
|
Come sopra per quanto concerne le comunicazioni. Alcune unità
risultano assenti dalle caserme; altre rifiutano di muoversi;
altre ancora non possono intervenire a causa della
neutralizzazione tecnica.
|
4) I capi politici incominciano a rendersi conto della portata
della nostra infiltrazione nelle forze armate e nella polizia. Le
truppe lealiste reagiscono.
|
Come sopra per quanto concerne le comunicazioni. Soltanto i
collegamenti radio militari possono essere impiegati per
comunicare con le forze lealiste.
|
5) Le forze non infiltrate si riuniscono c si preparano
all'intervento. Cercano di mettersi in contatto con la leadership
politica per avere una conferma degli ordini. Alcuni uomini
disertano per passare dalla nostra parte, altri scelgono la
neutralità; ma una parte di essi rimane agli ordini del governo.
|
Molti capi politici
suon
introvabili;
alcuni sono stati arrestati, altri si nascondono.
|
6) Le forze lealiste avanzano
sulla capitale o, se già vi si trovano, si portano nel centro
della città.
|
Gli aeroporti sono chiusi e le piste di
atterraggio inaccessibili.
Le linee ferroviarie sono interrotte e i treni fermi.
I punti di accesso alla città sono controllati da nostri blocchi
strada li.
|
Le
forze lealiste nel settore della capitale vengono quindi isolate con
mezzi diretti
____________________________________________________________________________
II nostro scopo non
è quello di distruggere militarmente le forze lealiste (in quanto
potremo risolvere amministrativamente il problema dci loro quadri
dopo il colpo di Stato) ma semplicemente quello di immobilizzarle per
alcune ore, poche ma cruciali. Le tattiche da impiegare devono essere
esclusivamente difensive: un anello di posizioni di blocco intorno a
ciascun concentramento di forze lealiste o, qualora ciò non sia
possibile, un anello analogo intorno alla capitale.
Così, anche se
saremo strategicamente all'offensiva (nel senso che saremo noi a
voler mutare la situazione in generale). ci troveremo altresì
tatticamente sulla difensiva e ciò ci assicurerà importanti
vantaggi tecnici e psicologici.
Servendoci
di blocchi stradali difesi per isolare le forze lealiste, imporremo
ad esse la responsabilità dell'iniziativa di
continuare a battersi; le nostre forze si limiteranno a aspettare e
saranno le forze lealiste a tentar di passare. Se una colonna di
forze lealiste dovesse
presentarsi di fronte al blocco stradale, i suoi comandanti si
troverebbero di fronte ad avversari che indossano la stessa uniforme
e appartengono allo stesso esercito, forse anche allo stesso
reggimento. Entrambe le parti dichiareranno di
« eseguire gli ordini », ma, strano a dirsi, gli «ordini» dei
comandanti delle nostre forze sembreranno probabilmente più
legittimi di quelli dei comandanti delle forze lealiste. A causa
degli arresti da noi effettuati e del fatto che abbiamo impedito
l'impiego dei mezzi di trasporto, gli ordini “legittimi” avranno
assunto, con ogni probabilità, una formula
inconsueta: saranno stati impartiti quasi certamente alle truppe
lealiste da
persone diverse dai loro diretti superiori gerarchici; il sistema
impiegato per comunicarli sarà stato quasi senz'altro quello
inconsueto d'emergenza; e nella forma
saranno identici a quelli che sarebbero
potuti
essere impartiti
dagli organizzatori
del colpo di Stato.
Cosi,
gli ufficiali delle forze lealiste possono aver ricevuto ordini che
dicono, ad esempio: «Portatevi nel centro della città, occupate il
palazzo del parlamento e la stazione radio ». La leadership potrebbe
avere aggiunto che si tratta di agire contro le forze di un colpo di
Stato, ma. anche in questo caso, ordini del genere avrebbero un che
di insurrezionale. Quando ufficiali dell'esercito si trovano a dover
fare cose inconsuete, la loro reazione naturale è di tentar di
adattarli a moduli familiari; il modulo più familiare d'ogni altro
consisterà nel
pervenire alla conclusione che i « politici » sono colpevoli di un
ennesimo « disastro » La linea d'azione più probabile consisterà
nel chiedere chiarimenti agli ufficiali superiori. È sperabile
che questi
ufficiali avranno deciso nel frattempo di rimanere neutrali, oppure
saranno stati tratti in arresto; in entrambi i casi, i chiarimenti
non arriveranno mai (figura 6).

Se, invece, le unità
lealiste decideranno di forzare i blocchi stradali, noi
approfitteremo dei vantaggi tattici della difensiva. Essi comprendono
la possibilità di scegliere il luogo (ostacoli naturali come ponti e
gallerie) e la possibilità di spiegare e mascherare armi e uomini.
Allo scopo di sfruttare appieno tanto i vantaggi psicologici quanto
quelli tattici, le posizioni di blocco dovrebbero avere una duplice
struttura: una prima linea (in vasta misura simbolica) formata da
alcuni opportuni ostacoli materiali, come ad esempio veicoli pesanti
disposti trasversalmente sulla strada, con alcuni uomini ai quali sia
stato impartito l'« ordine » di vietare ogni transito; più
indietro vi sarà una seconda linea (militare), numericamente molto
più forte, con armi e uomini spiegati in modo da respingere un
eventuale attacco (i relativi particolari operativi sono esaminati
nell'Appendice B). I difensori delle posizioni di blocco dovrebbero
informare le forze lealiste in avanzata del fatto che esiste una
seconda linea di difesa; quest'ultima dovrebbe essere in parte
mimetizzata e servirebbe da deterrente, pur essendo numericamente
debole in confronto all'avversario, in quanto sarebbe difficile
accertarne la forza reale.
La situazione della
posizione di blocco richiederà un comportamento molto delicato e
sarà necessario che i soldati dalla nostra parte si rendano conto
che il loro compito fondamentale è quello di evitare un conflitto,
anziché di impegnarvisi con successo. In termini concreti, la loro
missione sarà un'azione ritardatrice anziché un'azione decisiva, e
ciò avrà implicazioni precise per quanto concerne le armi e le
tattiche da impiegare.
MOMENTO
DI ATTUAZIONE, SEQUENZA E SICUREZZA
Idealmente, il
momento di attuazione del colpo di Stato sarà del tutto flessibile,
in modo che ci sia consentito approfittare di qualsiasi circostanza
favorevole che possa presentarsi, come ad esempio la temporanea
assenza della leadership dalla capitale o lo scoppio di disordini
civili in coincidenza con la nostra azione.
Questa
flessibilità, che sarebbe augurabilissima, è possibile soltanto di
rado perché l'infiltrazione dell'esercito e della polizia è un
processo dinamicamente instabile: il numero di coloro che hanno
deciso di unirsi a noi aumenterà e continuerà ad aumentare man mano
che si farà sentire l'effetto del fenomeno a « palla di neve »,
ma, a meno che il colpo di Stato non si materializzi, vi sarà in
ultimo una tendenza alla neutralità o anche all'opposizione. Nel
frattempo, aumenterà anche il pericolo di denunce, man mano che un
numero sempre più grande di persone saprà come si stia preparando
un colpo di Stato o, in ogni caso, come si stia preparando
« qualcosa ».
Il momento di attuazione del colpo di Stato sarà
pertanto imposto
dai progressi della nostra infiltrazione nelle forze armate e nella
polizia e, non appena un grado soddisfacente di penetrazione sarà
stato conseguito, si dovrà passare all'azione. Questo significa che
non sarà possibile stabilire una data
molto prima del colpo di Stato, una data da comunicare alle varie
squadre. Meglio così, del resto, in quanto ciò significa che la
data stessa non potrà filtrare fino ai servizi di sicurezza. In
realtà, è molto probabile che qualche informazione su di noi giunga
ai servizi di sicurezza, ma ciò non dovrebbe influire sull'esito
dell'azione. Man mano che i preparativi del colpo di Stato
procederanno, un numero sempre maggiore di informazioni sulla nostra
attività finirà con il circolare, ma sarà altresì oscurato in
misura crescente da «voci » incontrollabili. [1]
Ogni
mossa da noi compiuta genererà informazioni le quali potrebbero in
ultimo pervenire ai servizi di sicurezza, ma le interpretazioni
errate e le conseguenze delle nostre azioni genereranno un numero
equivalente, o anche più grande, di «voci». Ciò renderà sempre
più difficile agli analisti dei servizi di sicurezza il compito di
identificare la natura della minaccia, in quanto la loro capacità
di vagliare le informazioni non è illimitata. Questo processo è
esemplificato dalla figura 7, in cui 0-Z è il livello normale di «
voci » ricevute continuamente; 0-A è la capacità di valutazione
degli analisti dei servizi di sicurezza; X è il punto al di là del
quale il flusso
totale dei dati supera le capacità di valutazione, per cui a ogni
informazione corrispondente alla verità viene accordata
un'attenzione sempre minore. [2]

Anche se i servizi
di sicurezza riuscissero a dividere le informazioni reali dalle
“voci”, non intraprenderebbero di solito un'azione immediata. II
loro istinto professionale sarebbe quello di tentare di esplorare
tutte le ramificazioni del complotto, in modo da poter arrestare
tutti coloro che vi abbiano partecipato. Ed è augurabile che il
colpo di Stato venga effettivamente attuato mentre i servizi di
sicurezza sono ancora impegnati in queste esplorazioni. Ma anch'essi
saranno consapevoli di questo problema del momento di attuazione ed è
probabile pertanto che reagiscano a una possibile minaccia procedendo
all'arresto di quegli organizzatori del colpo di Stato che saranno
stati identificati. Questo « nervosismo » pone un problema
particolare alla vigilia del colpo di Stato, perché i nostri
preparativi finali genereranno probabilmente un netto intensificarsi
del flusso totale di informazioni ricevute dai servizi di sicurezza.
Anche senza separare i dati « sicuri » dalle « voci », il mero
aumento del flusso di informazioni potrebbe essere interpretato come
un segnale di pericolo (cosi lo interpreterebbero senz'altro analisti
capaci) e ciò darebbe l'avvio agli arresti.
In pratica, di rado
sarà possibile conseguire la sicurezza totale nell'ambito delle
forze del colpo di Stato e dovremmo presumere, come ipotesi di
lavoro, che esse siano state infiltrate in effetti dai servizi di
sicurezza.
Ciò conduce alle
procedure difensive generali esaminate nel capitolo terzo, ma avrà
altresì precise conseguenze operative:
a) A ogni squadra
verrà detto con notevole anticipo quale equipaggiamento e quali
tattiche accorreranno per impadronirsi del suo particolare obiettivo,
ma non le si rivelerà mai quale sia esattamente l'obiettivo.
b) A ogni squadra
verrà indicato il suo obiettivo soltanto quando riceverà
effettivamente l'ordine di conquistarlo.
c)
Ogni squadra verrà posta in allarme
individualmente con appena quel preavviso necessario per prepararsi
al suo compito particolare; non si darà il segnale del « via » a
tutte le squadre contemporaneamente.
Poiché
le squadre avranno punti di partenza diversi e obiettivi diversi
verso i quali dirigersi, l'impiego di un unico segnale generale, o
darebbe un preavviso insufficiente ad
alcune di esse oppure un preavviso inutilmente lungo alle altre.
Quanto più sarà lungo l'intervallo di tempo tra l'annuncio che il
colpo di Stato è iniziato e la sua effettiva attuazione, tanto più
sarà probabile che informazioni pervengano
ai servizi di sicurezza in tempo per impedire la riuscita attuazione
del piano, in quanto è questo il momento in cui i loro agenti tra le
nostre file potrebbero trasmettere un avvertimento.
II problema del
momento dell'avvertimento e del preavviso è illustrato nella figura
8.
Se diamo a tutte le
nostre squadre un periodo di preavviso di dieci ore, trasmettendo un
ordine generale all'ora -10, allora la squadra n. 1 raggiungerà
appena in tempo il suo obiettivo, ma tutte le altre squadre avranno
ricevuto il “preavviso in eccesso” o, in altri termini, le
informazioni saranno state date prima che fosse essenziale darle. Se
diamo a tutte le squadre un periodo di preavviso di due ore, allora
il “preavviso in eccesso” sarà ridotto a zero, ma la squadra n.
5 raggiungerà il suo obiettivo parecchie ore prima della squadra n.
1 e coloro i quali lo difenderanno saranno con ogni probabilità in
pieno stato d'allarme.
La soluzione sembra
essere semplice: uguagliare il preavviso al tempo necessario per
portarsi sull'obiettivo, in modo che ogni squadra venga posta in
allarme appena in tempo per raggiungere l'obiettivo all'ora zero.
Ma
nella realtà il problema è più complicato. Non si tratta di
ottenere un arrivo simultaneo sugli obiettivi, ma piuttosto di
ottenere una penetrazione simultanea del «sistema di allarme
tempestivo,. Organizzato dai servizi di sicurezza dello Stato. Se, ad
esempio. La squadra n. 2 deve attraversare tutta la capitale per
raggiungere il suo obiettivo, il servizio di sicurezza sarà
probabilmente posto in allarme non appena essa entrerà in città,
diciamo alle ore -2. Così, prima che la squadra n. 4 raggiunga il
suo obiettivo, l'avversario avrà avuto due ore di tempo per
predisporre le proprie difese. Noi disporremo con ogni probabilità
di ben scarse informazioni sul funzionamento
dell'apparato di sicurezza, ma potremo agire in base alla
supposizione che una squadra (se è numerosa e/o equipaggiata con
mezzi corazzati) verrà notata e la sua presenza sarà riferita non
appena la squadra sia. entrata nella capitale. Dobbiamo per
conseguenza assicurare: a) la protezione della nostra posizione di
sicurezza da una minaccia interna, il che è conseguito riducendo al
minimo il « tempo di preavviso in eccesso », e b) la protezione
della nostra posizione di sicurezza dall'osservazione esterna, il che
è conseguito da una penetrazione simultanea nel settore della
capitale.
Entrambi gli scopi
verranno ottenuti inviando le squadre in azione a un'ora
corrispondente al periodo di tempo ad esse necessario per giungere ai
limiti (o a un altro perimetro possibile) della città. Ciò è
chiarito dalla figura 9. [3]
IN
AZIONE
L'effettiva
attuazione del colpo di Stato richiederà molte qualità
diverse: abile diplomazia nei posti di blocco di fronte a forze
lealiste; immediata imposizione del proprio ascendente alla stazione
radiotelevisiva allo scopo di persuadere il suo personale tecnico a
collaborare con noi; considerevoli capacità tattiche nel caso di
obiettivi che siano fortemente difesi. Le
nostre risorse saranno probabilmente troppo limitate per poter
formare squadre composte al cento per cento da specialisti con quelle
unità e quegli individui che avremo incorporato; tuttavia dovremmo
apprestarci a conquistare vaste categorie di obiettivi con squadre
appropriate. Possiamo distinguere tre categorie di questi obiettivi e
le squadre corrispondenti:
OBIETTIVI
A
Sono
questi 1 luoghi sorvegliati in modo più massiccio, come il palazzo
reale o quello presidenziale, il comando centrale della polizia e il
comando dell'esercito. Nei momenti di crisi, naturalmente, questi
obiettivi possono benissimo essere difesi da apprestamenti militari
in grande stile e, in molti paesi, la crisi è permanente. In parte
allo scopo di ridurre al minimo lo spargimento di sangue, che
potrebbe avere riflessi tutt'altro che stabilizzatori sulla
situazione, in parte per ridurre il numero degli uomini necessari,
questi obiettivi dovranno essere conquistati da squadre
“sofisticate”, le quali ricorrano a un insieme di infiltrazioni,
diversioni e attacchi. [4]
Anche se sarà di
solito necessario prepararsi a operazioni militari alquanto estese (e
anche complesse, a meno che non disponiamo di una grande superiorità
numerica nel settore dell'obiettivo), ciò non dovrebbe dar luogo a
combattimenti effettivi: quando gli uomini che difendono l'obiettivo
in questione si trovano di fronte ai nostri vasti preparativi, è
improbabile che oppongano una seria resistenza. Il fatto che i nostri
provvedimenti generali di neutralizzazione abbiano tagliato o
impedito i loro collegamenti con la leadership, il fatto che i chiari
aspetti patriottici di una guerra internazionale manchino di un
conflitto interno e il fatto che noi siamo disposti a compiere ogni
tentativo per consentire all'avversario di cedere in modo elegante,
tutti questi fattori militeranno contro una difesa prolungata.
Se siamo così
fortunati da aver incorporato un grandissimo numero di truppe e, in
particolare, se queste truppe sono equipaggiate con mezzi imponenti,
come i mezzi corazzati, sarà ancor meno probabile che abbiano luogo
combattimenti. Tuttavia questi obiettivi ci porranno, indirettamente,
un problema gravissimo, sebbene esso sia politico più che militare:
la formazione delle potenti squadre necessarie solleverà la
questione delicata del “colpo di Stato entro il colpo di Stato”.
Durante
la fase attiva delle operazioni, la situazione sarà confusa e
estremamente instabile e, mentre le altre squadre saranno troppo
piccole per indurre i loro comandanti alla tentazione di usurparci il
controllo, i comandanti operativi delle squadre A potrebbero
benissimo soccombere ad essa. L'uomo al comando dei carri armati che
si sono appena impadroniti del palazzo presidenziale potrebbe
facilmente convincersi del fatto che sarebbe anche in grado di
impadronirsi del potere per suo conto e, se la squadra A è
abbastanza potente, potrebbe benissimo tentare. La nostra
soddisfazione per aver attuato un riuscito colpo di Stato sarebbe una
ricompensa insufficiente dopo tante fatiche, a meno che non ci
assicurassimo anche il potere in seguito. Sarà pertanto necessario
adottare provvedimenti per impedire ai comandanti di queste grandi
squadre di sfidare la nostra posizione: ciò può essere possibile a
volte formando le squadre A con molte piccole unità minori affidate
al comando di un membro del nostro gruppo dirigente. Ove ciò non sia
possibile, le squadre A dovranno essere frazionate in gruppi più
piccoli assegnati a obiettivi secondari non appena abbiano portato a
termine la loro missione principale. Cosi la possibile minaccia
presentata dalle squadre A verrà parata applicando le energie dei
loro comandanti ad altri compiti. Ai comandanti operativi delle
squadre A occorrerà probabilmente un certo periodo di tempo per
riadattarsi al fatto che non sono più individui isolati impegnati in
un'impresa pericolosa e per incominciare a pensare in termini più
ambiziosi. Le cose dovrebbero essere disposte in modo da privarli
delle loro squadre potenti e unite prima che la transizione abbia
avuto
luogo nelle loro menti.
OBIETTIVI
B
Si tratta degli
impianti tecnici che di so1ito non saranno difesi in modo massiccio e
che in ogni caso noi vogliamo neutralizzare anziché occupare, come
ad esempio la centrale telefonica. l'ufficio telegrafico e le
stazioni radiotelevisive secondarie. Ognuno di questi obiettivi verrà
assegnato a una piccola squadra, i cui uomini comprenderanno un
“tecnico”, la presenza del quale dovrebbe contribuire a ridurre
al minimo i danni materiali causati dal sabotaggio. Se è possibile
neutralizzare questi obiettivi con atti di sabotaggio ridotti ed
esterni, la squadra B può essere formata semplicemente da uno o due
elementi tecnicamente capaci. Anche se occorrerà penetrare per breve
tempo nell'edificio vero e proprio, la squadra B sarà pur sempre
piccola, ma in questo caso dovrebbe essere palese e consistere di
soldati o poliziotti in uniforme.
OBIETTIVI
C
Sono
gli individui che noi desideriamo tenere in isolamento per tutta la
durata del colpo di Stato. Nel caso delle più importanti personalità
del governo, gli arresti dipenderanno dall'occupazione del palazzo
presidenziale e di analoghi obiettivi A e, per conseguenza, gli altri
obiettivi C non dovrebbero porre un problema di penetrazione. Sarà
tuttavia presente il problema delle evasioni. Una stazione radio o un
palazzo reale possono essere obiettivi assai difficili a occuparsi,
ma per lo meno non possono fuggire né celare la loro identità. Le
personalità che noi vogliamo arrestare tenteranno invece di fare
entrambe le cose. Sarà pertanto essenziale dedicare sin dall'inizio
la nostra attenzione a questi obiettivi in modo da assicurarci che ci
si impadronisca di essi prima della loro fuga. Questo significa di
solito che le squadre C dovranno entrare in azione marginalmente
prima delle altre squadre e potranno farlo senza trasgredire alla
regola della penetrazione simultanea del « sistema di allarme
tempestivo », in quanto saranno sufficientemente piccole e disperse
per poter agire furtivamente.
Essendo questi
obiettivi esseri umani, essi saranno necessariamente più
problematici di alcuni degli altri; gli individui interessati, oltre
a fuggire o a celare la loro identità, potrebbero anche tentar di
sovvertire le stesse squadre inviate ad arrestarli. Nel caso di
persone che posseggano un particolare ascendente, le nostre squadre
dovranno essere costituite da uomini appositamente selezionati; in
alcuni casi può essere persino necessario includervi un membro del
gruppo dirigente.
Queste squadre C
saranno piccole, giacché il loro compito consisterà nel penetrare
in un'abitazione privata e nel sopraffare una o due guardie del
corpo. Le dimensioni esatte di ogni squadra dipenderanno dal
complesso delle nostre risorse e dalle condizioni nelle quali agiamo,
ma di rado supereranno una dozzina di uomini.
Una volta che gli
individui dai quali è costituito questo gruppo di obiettivi siano
stati arrestati, dovremo assicurarci che essi siano sorvegliati in
modo sicuro. Il nostro scopo nell'arrestarli è quello di impedire
che si avvalgano della loro influenza e del loro ascendente contro di
noi, e ciò può essere ottenuto soltanto se li isoliamo dal loro
pubblico per tutta la durata del colpo di Stato. Questi individui
sono spesso le uniche vittime di colpi di Stato attuati altrimenti
senza spargimenti di sangue, perché non di rado è più facile
eliminarli che tenerli prigionieri; se li tratteniamo, la prigione ad
hoc impiegata deve essere al contempo segreta e sicura. La
liberazione di un personaggio pubblico popolare potrebbe costituire
il potente focolaio di azioni contro il colpo di Stato da parte dei
nostri avversari e la segretezza sarà una difesa più sicura di
qualsiasi barriera materiale.
Mentre le squadre
sono in movimento verso i loro rispettivi obiettivi. anche i nostri
altri alleati entreranno in azione; gli individui che avremo
sovvertito in vari reparti delle forze armate e in vari uffici della
burocrazia attueranno le loro missioni limitate di neutralizzazione
tecnica; e i gruppi assegnati ai posti di blocco si accingeranno a
occupare le posizioni previste e studiate per isolare le forze
lealiste. Nel caso di questi individui dispersi, il cui contributo
sarà estremamente importante, anche se quasi totalmente invisibile,
sorgerà un problema di comunicazioni; dato che saranno disseminati
in tutti i punti più sensibili dell'apparato statale, riuscirà
difficile raggiungerli individualmente. Inoltre, essi potranno
comprendere informatori dei servizi di sicurezza, perché, a
differenza degli uomini delle varie squadre e dei posti di blocco,
saranno stati reclutati come individui isolati e, per conseguenza, la
reciproca sorveglianza esercitata a nostro favore nelle squadre non
esisterà. Sarebbe pertanto pericoloso dar loro un preavviso
dell'inizio del colpo di Stato e l'ordine destinato ad essi di
entrare in azione dovrà essere la nostra prima trasmissione dalla
stazione radio-televisiva, eccettuati i casi particolari in cui
l'obiettivo da neutralizzare richieda un intervento anticipato.
Il nostro controllo
operativo sui vari gruppi che collaborano con noi mirerà a
conseguire due scopi:
a) come sempre,
massima rapidità nell'attuazione dei loro compiti, e
b) impiego di un
minimo assoluto di forze.
Ciò
sarà importante non soltanto a causa dei fatturi psicologici
e politici
precedentemente
menzionati, ma
anche per una ragione tecnica più diretta: l'uniformità esteriore
tra le due parti
del conflitto. Le nostre squadre saranno
formate naturalmente da elementi nazionali del paese in cui il colpo
di Stato viene organizzato, cioè quasi esclusivamente da soldati e
poliziotti. che indosseranno le stesse uniformi dell'avversario.
Questa uniformità ci assicurerà una certa protezione, in quanto le
forze lealiste non potranno sapere subito chi sia leale nei confronti
del regime e chi no.
Di solito sarebbe un
errore pregiudicare questa mimetizzazione protettiva adottando
bracciali o altri segni convenzionali, in quanto a noi occorrerà
tutta la protezione che riusciremo ad assicurarci. Così, mentre le
squadre si porteranno intorno alla capitale (preferibilmente di
notte), è probabile che non venga aperto il fuoco contro di loro, a
meno che non lo aprano per prime; far questo, significherebbe
facilitare l'avversario, in quanto sarà il solo suo modo di
distinguere tra sé e noi. Inoltre, giacché le nostre squadre
saranno sempre state mantenute separate, inizialmente per impedire la
penetrazione ad opera dei servizi di sicurezza e poi per proteggere
la nostra posizione nell'ambito delle forze del colpo di Stato, vi
sarà un pericolo di conflitti tra i nostri stessi reparti. La
confusione che determineremo nella mente dell'avversario potrà
pertanto esigere un prezzo in fatto di confusione tra i nostri
ranghi; ciò potrà avere serie conseguenze, a meno che i nostri
uomini non rispettino la norma di un ricorso alla forza minimo e
puramente difensivo.
LA
SITUAZIONE IMMEDIATAMENTE DOPO IL COLPO DI STATO
Una
volta che i nostri obiettivi siano stati occupati, le forze lealiste
isolate e il resto della burocrazia e delle forze armate
neutralizzato, la fase attiva (e più meccanica) del colpo di Stato
sarà conclusa. Ma
la decisione ultima rimarrà ancora in sospeso: il regime precedente
sarà stato privato del suo controllo sui settori critici del
meccanismo dello Stato, ma noi non lo avremo ancora, se non in un
senso puramente materiale, e anche in tal senso soltanto nel settore
della capitale. Se potremo conservare il controllo su ciò di cui ci
saremo impadroniti, quelle forze politiche la cui necessità
essenziale è la conservazione della legge e
dell'ordine passeranno probabilmente dalla nostra parte. Il nostro
scopo, pertanto,
è quello di congelare la situazione in modo che questo processo
possa aver luogo. Così, mentre sino all'effettiva attuazione del
colpo di Stato il nostro scopo era quello di sconvolgere la
situazione, in seguito tutti i nostri sforzi dovranno tendere a
stabilizzarla, o meglio a ristabilizzarla. Faremo ciò su tre piani
diversi: a) tra le nostre forze, ove il nostro intento è quello di
impedire ai militari o agli alleati politici di usurparci la
leadership; b) nell'ambito della burocrazia statale, della quale
vogliamo assicurarci la fedeltà e In collaborazione; c) presso il
pubblico in genere, del quale vogliamo l'adesione. In ciascun caso
utilizzeremo la nostra influenza su un determinato piano per dominare
quello successivo, ma ciascun piano richiederà inoltre provvedimenti
distinti e particolari.
STABILIZZAZIONE
DELLE NOSTRE FORZE
Durante
la fase di
preparazione, le nostre reclute nelle forze armate saranno pienamente
consce del fatto che il successo del
colpo ili Stato, e la loro salvezza, dipendono dal lavoro di
coordinazione da noi svolto. Immediatamente dopo il colpo di Stato,
però, la sola manifestazione di
tutte le nostre fatiche sarà la forza immediata che esse stesse
controllano. In queste circostanze, possono benissimo essere tentate
a attuare un colpo di
Stato per loro conto e potrebbero far ciò stabilendo contatti con
gli altri capi militari da noi reclutati, in modo da assicurarsene
l'assenso per quanto concerne la nostra esclusione dalla leadership.
A parte le contromisure dispersive esaminate pitì sopra, la nostra
sola difesa efficace consisterà
nel conservare il pieno controllo di tutte le comunicazioni «
orizzontali » o, in altri termini, nel rimanere il solo contatto tra
ciascun comandante militare da noi reclutato e i suoi colleghi. Ciò
può essere a volte conseguito tecnicamente tenendo sotto controllo i
mezzi di
comunicazione che collegano le varie unità, ma il sistema sarebbe
efficace soltanto in capitali insolitamente vaste e verrebbe a
cessare, in ogni caso, dopo un periodo di tempo relativamente breve.
Di solito dovremo ricorrere a metodi politici e psicologici alquanto
meno diretti, studiati per mantenere separati i vari comandanti
militari da noi reclutati. Ciò può implicare promesse di più
rapide promozioni a ufficiali più giovani e scelti, i quali non
potrebbero altrimenti aspettarsi una carriera molto rapida, anche nel
contesto limitato di coloro che hanno partecipato al colpo di Stato;
sarà inoltre utile rammentare ai nostri alleati militari e della
polizia che i loro colleghi al di fuori della cospirazione possono
tentare di
soppiantarli en bloc,
a meno che loro (e noi) non veniamo a formare un gruppo compatto che
si sostenga reciprocamente. In generale, dovremmo assicurarci che
tutti coloro i quali potrebbero rappresentare una minaccia interna
siano tenuti occupati in compiti che, essenziali o no, assorbano come
minimo le loro energie e che
tra essi agiscano
fattori di divisione. Non appena incominceremo a ricevere l'adesione
dei capi militari e burocratici rimasti precedentemente fuori della
cospirazione, la nostra influenza presso le reclute militari e della
polizia aumenterà in misura assai sostanziale. Il problema di
conservare il controllo contro queste minacce interne, sarà per
conseguenza, in vasta misura, a breve termine. Non appena la nostra
posizione si sarà consolidata, la politica più
efficace consisterà nell'eliminare gli
alleati pericolosi ricorrendo ai consueti metodi cortesi disponibili
a tale scopo: incarichi diplomatici all'estero, posizioni nominali
e/o remote di comando e « promozioni » a settori meno vitali
dell'apparato statale. Essendo possibile che un embrionale colpo di
Stato sia esistito nell'ambito delle nostre forze sin dall'inizio, i
provvedimenti generali di sicurezza escogitati per tutelarci dalla
penetrazione dei servizi segreti serviranno anche a un utile scopo
supplementare: impediranno il diffondersi laterale della
cospirazione.
Se le nostre
procedure interne di sicurezza sono sufficientemente valide per
impedire ogni contatto tra le « cellule » separate, in modo che
ogni infiltrazione da parte dei servizi di sicurezza venga contenuta,
esse impediranno inoltre la coordinazione di questa opposizione
interna.
Si è calcolato [5]
che in una situazione militare difensiva, anche se soltanto il venti
per cento delle truppe di una unità è fedele, le unità interessate
dovrebbero agire con successo e raggiungere i loro obiettivi. E anche
se, collettivamente, le nostre forze agiranno in modo offensivo,
rispetto alle forze non infiltrate dello Stato, il loro atteggiamento
sarà difensivo sia psicologicamente sia tatticamente. Così, anche
se sarebbe inconsueto avere la fedeltà completa di coloro che (in
quanto, innanzi tutto, si sono uniti al nostro colpo di Stato) devono
essere in una certa misura sleali, le nostre forze dovrebbero
ugualmente agire con successo.
STABILIZZAZIONE
DELLA BUROCRAZIA
II nostro
atteggiamento nei confronti del secondo livello, ]e forze armate e la
burocrazia che non erano state infiltrate prima del colpo di Stato,
dipenderà in parte dal grado di controllo che avremo sulle nostre
forze .. incorporate ». Presumendo che abbiamo su di esse una presa
ragionevolmente salda, non dovremmo tentare di ottenere un impegno
prematuro dalla maggioranza dei soldati e dei burocrati che saranno
stati informati per la prima volta della nostra esistenza dallo
stesso colpo di Stato. Non conoscendo ]a portata della cospirazione,
la loro preoccupazione principale sarà il possibile pericolo per le
posizioni da essi occupate nella gerarchia: se quasi tutti gli
ufficiali delle forze armate o i funzionari di un ministero hanno
preso parte al colpo di Stato, coloro che non vi hanno partecipato
molto difficilmente potranno in seguito essere premiati con una
rapida promozione. Se i militari e i burocrati hanno capito che il
gruppo il quale ha partecipato al colpo di Stato era in realtà
limitatissimo, non possono non rendersi conto, inoltre. della forza
della loro posizione: il fatto cioè che sono collettivamente
indispensabili a ogni governo, compreso quello da formare dopo il
colpo di Stato. Nel periodo immediatamente successivo al colpo di
Stato, tuttavia, vedranno probabilmente se stessi come individui
isolati, le cui carriere, e a volte le cui vite stesse, potrebbero
essere in pericolo. Questa sensazione di insicurezza può precipitare
due reazioni che si escludono a vicenda e che sono entrambe estreme:
o si faranno avanti, dichiarando la loro lealtà nei confronti degli
organizzatori del colpo di Stato oppure cercheranno di fomentare
un'opposizione contro di noi o di unirsi ad essa. Entrambe le
reazioni sono indesiderabili dal nostro punto di vista.
Le affermazioni di
lealtà saranno di solito prive di valore, in quanto fatte da uomini
che hanno appena abbandonato i loro precedenti e forse più legittimi
padroni; l'opposizione sarà sempre pericolosa e talora disastrosa.
La
nostra politica nei confronti dei quadri militari e burocratici
consisterà nel ridurre questa sensazione di insicurezza: dovremmo
stabilire rapporti diretti con il maggior numero possibile di
ufficiali superiori e alti funzionari e persuaderli, in modo energico
e convincente, di un'idea principale: che il colpo di
Stato non minaccerà le loro posizioni nella gerarchia e che i suoi
scopi non comprendono una riorganizzazione delle esistenti strutture
militari e amministrative.6 Questa necessità
avrà, incidentalmente, implicazioni tecniche nella fase della
preparazione, quando il sabotaggio dei mezzi di comunicazione deve
essere attuato in modo da essere facilmente reversibile.
La campagna
informativa con i mezzi di comunicazione di massa raggiungerà anche
questo ristretto ma importante settore della popolazione, ma sarebbe
altamente desiderabile disporre di mezzi di comunicazione con esso
più diretti e confidenziali.
Gli
scopi politici e generali del colpo di Stato, così come sono
espressi nelle nostre dichiarazioni alla radio e alla televisione,
contribuiranno a rendere possibile il nostro tacito patto con i
burocrati e i militari, il cui vero contenuto, però, sarà
l'assicurazione che le loro carriere non sono minacciate. Nel
trattare con particolari ufficiali dell'esercito o della polizia, i
quali controllino forze particolarmente importanti, o con esponenti
importantissimi della burocrazia, possiamo senz'altro decidere
di andare oltre, nel senso che può aver luogo un effettivo scambio
di promesse di reciproco appoggio.
Dovremmo tuttavia
ricordare che la nostra più grande forza risiede nel fatto che
soltanto noi abbiamo un'idea precisa della portata del nostro potere.
Sarebbe pertanto imprudente concludere accordi i quali lascino capire
che ci occorre urgentemente un appoggio: più generalmente, ogni
informazione che riveli i limiti delle nostre capacità potrebbe
minacciare la nostra posizione, basata essenzialmente sul fatto che
la nostra inerente debolezza è nascosta. Anche in questo caso, come
in quello delle forze incorporate, dovremmo cercare in ogni modo di
impedire le comunicazioni tra i quadri delle forze armate e della
burocrazia al di fuori del nostro gruppo. Queste comunicazioni
sarebbero in genere indispensabili a coloro che cercassero di
organizzare un contro-colpo di Stato; l'ignoranza della portata della
cospirazione scoraggerà simili consultazioni; è ovviamente
pericoloso chiedere a qualcuno Li i partecipare all'opposizione a un
gruppo del quale egli stesso fa parte. Ma dovremmo anche impedire
direttamente simili consultazioni avvalendoci del nostro controllo
dell'infrastruttura dei mezzi di trasporto e di comunicazione.
DAL
POTERE ALLA AUTORITÀ
STABILIZZAZIONE
DELLE MASSE
Le masse non
dispongono né delle armi dei militari né dei mezzi amministrativi
della burocrazia, ma il loro atteggiamento nei confronti del nuovo
governo istituito dopo il colpo di Stato sarà in ultimo decisivo.
II nostro scopo
immediato consisterà nell'assicurare l'ordine pubblico, ma
l'obiettivo a lungo termine sarà quello di conquistare il gradimento
delle masse, in modo che la coercizione fisica non sia più
necessaria per assicurare l'esecuzione dei nostri ordini. In entrambe
le fasi, noi dovremmo utilizzare il controllo dell'infrastruttura e
dei mezzi di coercizione. ma non appena il colpo di Stato
indietreggerà nel tempo, i mezzi politici diventeranno sempre più
importanti e quelli materiali lo saranno sempre meno.
I nostri primi
provvedimenti, da adottare immediatamente dopo la fase attiva del
colpo di Stato. avranno lo scopo di congelare la situazione imponendo
l'immobilità fisica. Un coprifuoco totale, l'interruzione di ogni
forma di trasporti pubblici, la chiusura di tutti i locali pubblici e
la sospensione dei servizi di telecomunicazioni impediranno. o per lo
meno ostacoleranno, la resistenza attiva contro di noi. La resistenza
organizzata sarà molto difficile, in quanto non esisterà alcun modo
per infondere decisione nei nostri potenziali avversari e per
coordinarli; la resistenza disorganizzata da parte di una folla sarà,
d'altro canto, impedita perché le persone che potrebbero formare una
folla del genere dovrebbero violare il coprifuoco agendo
individualmente, e non molti oseranno farlo senza lo scudo protettivo
dell'anonimo fornito dagli assembramenti.
L'effetto dei nostri
provvedimenti sarà ridotto fuori della capitale, ma, in quanto la
capitale stessa costituisce il centro della rete nazionale dei
trasporti e delle comunicazioni, sia i movimenti materiali sia il
fluire delle informazioni saranno ostacolati. I controlli avranno un
carattere puramente negativo e difensivo e noi non dovremmo contare
su di essi che in misura minima perché il loro effetto concomitante
è quello di sottolineare l'importanza delle forze armate che avremo
sovvertito.
II nostro secondo, e
di gran lunga più flessibile, strumento sarà il controllo dei mezzi
ùi comunicazione di massa; essi rivestiranno un'importanza
particolarmente grande, in quanto l'afflusso di ogni altra forma di
informazione sarà impedito dai controlli. Per di più, gli eventi
confusi e drammatici del colpo di Stato significheranno che i servizi
della radio e della televisione avranno un pubblico particolarmente
attento e ricettivo. Trasmettendo per radio e per televisione, il
nostro scopo non sarà quello di fornire informazioni sulla
situazione, ma piuttosto di influenzarne gli sviluppi sfruttando il
nostro monopolio di questi mezzi.
Avremo due obiettivi
principali nella campagna di informazioni che incomincerà
immediatamente dopo il colpo di Stato: a) scoraggiare la resistenza
appostaci, sottolineando la forza della nostra posizione, e b)
placare i timori che altrimenti sfocerebbero in tale resistenza
(tabella 15).216
_________________________________________________________________________
TABELLA
15
Il
primo comunicato: una scelta di stili
_________________________________________________________________________
LO STILE
ROMANTICO-LIRICO
Questo non è un
comunicato, ma una confessione, una promessa e un appello. È la
confessione della situazione cui sono stati ridotti l'esercito e il
popolo da un pugno di uomini malvagi ... è la promessa di lavare
l'onta subita dall'esercito ... è infine un appello alle armi e
all'onore …
capitano
MUSTAFÀ HAMDUN,
Radio Aleppo, ore 6.30 antimeridiane del 25 febbraio 1954
LO STILE MESSIANICO
La borghesia è
abolita ... incomincia una nuova èra di uguaglianza fra tutti i
cittadini. .. tutti gli accordi con i paesi stranieri saranno
rispettati…
colonnello
JEAN BEDEL
BOKASSA,
Repubblica Centrafricana,
15 gennaio 1966
LO
STILE IMPREPARATO
...
[Questa ribellione ha avuto luogo] per una Nigeria forte, unita e
prospera, esente dalla corruzione e dalle lotte intestine ...
Saccheggi, incendi dolosi, omosessualità
[sic]; violenze carnali, appropriazioni indebite. corruzioni,
sabotaggi e falsi allarmi saranno punibili con la morte …
maggiore NZEOGWU.
Radio Kaduna, Nigeria, 15 gennaio 1966
LO
STILE RAZIONALE-AMMINISTRATIVO
Il
mito che circondava Kwame N'krumah è stato infranto… [egli]
governò il paese
come se fosse stato una sua proprietà privata... la [sua] direzione
capricciosa dell'economia del paese ... ha portato il Ghana al punto
dello sfacelo economico ... Speriamo di poter rendere noti, entro
pochi giorni, dei
provvedimenti per sanare i mali del paese ... l'avvenire è
indubbiamente
luminoso …
comunicato radio
del consiglio di liberazione nazionale del Ghana, febbraio 1966
_________________________________________________________________________
Il nostro primo
obiettivo verrà conseguito rendendo note al pubblico la realtà e la
forza del colpo di Stato, invece di cercare di giustificarlo; si
potrà fare ciò elencando i controlli da noi imposti, sottolineando
che la legge e l'ordine sono stati completamente ristabiliti e
affermando che ogni resistenza è cessata. Uno dei principali
ostacoli alla resistenza attiva consisterà nel fatto che abbiamo
frazionato l'opposizione, per cui ogni singolo avversario dovrebbe
agire nell'isolamento, tagliato fuori dagli amici e dagli alleati. In
queste circostanze, la notizia di ogni resistenza appostaci agirebbe
come un potente stimolante di ulteriori resistenze, distruggendo
questa sensazione di isolamento. Dobbiamo pertanto fare tutto il
possibile per non dare notizie del genere. Se esiste effettivamente
una certa resistenza e se la sua intensità e la sua localizzazione
sono tali da rendere difficile nasconderla a particolari settori del
pubblico, dovremmo ammetterne l'esistenza; ma dovremmo altresì
sottolineare energicamente il fatto che essa è
isolata, il
prodotto dell'ostinazione di pochi individui fuorviati e disonesti, i
quali non sono affiliati ad alcun partito o ad alcun gruppo
significativamente numeroso. L'azione costante del
motivo
dell'isolamento, la ripetizione di lunghi e particolareggiati elenchi
dei controlli amministrativi e materiali da noi imposti e
l'importanza attribuita al fatto che la legge e l'ordine sono stati
ristabiliti, dovrebbero avere l'effetto di fare apparire la
resistenza pericolosa e inutile.
Il
secondo obiettivo della nostra campagna di informazioni consisterà
nel rassicurare il pubblico in genere, disperdendo i timori che il
colpo di Stato sia stato ispirato da elementi stranieri ejo
estremisti e persuadendo particolari gruppi interessati, del fatto
che il colpo di Stato non rappresenta per essi una minaccia. Il primo
scopo verrà conseguito manipolando i simboli nazionali e affermando
la nostra fede nelle religioni prevalenti: nel mondo arabo il nuovo
regime affermerà la sua fede nell'unità araba e nell'islam
o nell'unità araba e nel socialismo, a seconda dei casi; là dove,
come in Egitto, la rivoluzione è stata istituzionalizzata, sarà
necessario affermare la nostra fede nell'Al-Thawra.
In Africa, il nuovo regime annuncerà la propria intenzione di
combattere il tribalismo in patria e il razzismo all'estero;
nell'America Latina, la necessità di assicurare la giustizia sociale
(o di battersi
contro il comunismo e magari il fidelismo)
verrà invocata. Ovunque, nel terzo mondo, ci si servirà della
retorica nazionalista e si parlerà del glorioso popolo di X e del
glorioso paese di X, degradati dal regime precedente; soprattutto,
sono de rigueur
le ripetute accuse di neo, e non tanto neo, colonialismo. Queste
accuse saranno particolarmente importanti là ove, nel paese in
questione, esistono importanti iniziative commerciali straniere;
l'inevitabile sospetto che il colpo di Stato sia il prodotto delle
macchinazioni della « società » può essere disperso soltanto
sferrando violenti attacchi contro di essa. Questi attacchi, essendo
verbali e non inaspettati, placheranno il pubblico senza turbare gli
interessi commerciali; essi dovrebbero essere tanto più violenti
quanto più questi sospetti sono in effetti giustificati.
Mentre
l'atteggiamento religioso conduce a lodi agli dèi per i propri
successi e agli auto-rimproveri per gli insuccessi, l'atteggiamento
nazionalista consiste nell'attribuire i successi alla nazione e
nell’incolpare gli stranieri per gli insuccessi. Analogamente, gli
inni a lode degli dèi sono stati sostituiti da maledizioni
ritualizzate,
variamente scagliate contro diversi gruppi di stranieri e le loro
attività. Così, nella frase « il blocco di potere imperialista
neocolonialista » si deve leggere gli inglesi e i francesi se essa è
pronunciata da africani di ex colonie di questi paesi; mentre la
frase « cospiratori monopolisti del petrolio sionista » si traduce
in ebrei e cristiani nel subcosciente degli arabi musulmani che se ne
servono.
Può
esservi un elemento puramente ideologico in queste accuse, ma. anche
quando gli americani di estrema destra parlano della « cospirazione
internazionale del comunismo ateo » è significativo che essi la
stigmatizzino come anti-americana anziché come anti-capitalista. Ci
serviremo di un'opportuna scelta di queste brutte frasi; sebbene il
loro significato sia stato totalmente oscurato da un costante e
deliberato abuso, [7]
queste frasi saranno utili come indici del nostro impeccabile
nazionalismo e, se questa non è in realtà la nostra posizione,
serviranno
altresì a oscurare la nostra vera politica.
Il
flusso di informazioni provenienti da tutte le fonti sotto il nostro
controllo dovrebbe essere coordinato con i nostri altri
provvedimenti: l'imposizione di controlli fisici verrà annunciata e
spiegata e le mosse politiche, che ora tratteremo, saranno
opportunamente presentate. La coercizione fisica impedirà o
sconfiggerà l'opposizione diretta, mentre la campagna di
informazioni getterà le basi della nostra acquisizione
dell'autorità, ma soltanto i mezzi politici ci assicureranno una
base di appoggio attivo. Là ave il regime precedente il colpo di
Stato era eccezionalmente brutale, corrotto o retrogrado. gli
organizzatori del colpo di Stato incontreranno poche difficoltà nel
riuscire a essere accettati dalla generalità, ma anche in questo
caso l'appoggio attivo di gruppi specifici può essere conseguito
soltanto con gli accomodamenti politici: favorendo cioè politiche
che servono gli
interessi di gruppi particolari e fornendo loro così motivi per
impegnarsi (o per lo meno interessarsi) alla nostra sopravvivenza. In
alcuni paesi dell'America Latina, ad esempio, potremmo assicurarci
l'appoggio dei contadini che non sono proprietari di terre
annunciando la nostra intenzione di attuare un programma di riforma
agraria. Nell'Africa occidentale, potremmo annunciare la nostra
intenzione di aumentare i prezzi pagati ai contadini produttori dai
vari comitati di acquisti; in Grecia e in Turchia, ove esiste un
greve fardello di indebitamento contadino, potremmo annunciare
l'annullamento generale dei debiti agricoli. Ognuno di questi annunci
politici legherà al nostro governo gli interessi di un gruppo vasto
e politicamente potente, a meno che non siano superati da altri
annunci rivali, ma ciò porterà altresì all'ostilità di altri
gruppi, i cui interessi vengano danneggiati dalle nostre previste
politiche. Nell'America Latina, ove a trarre vantaggi sarebbero i
contadini, i latifondisti ci rimetterebbero; in Africa, a perderei
sarebbe la popolazione urbana, mentre in Grecia il contribuente
sopporterebbe il fardello del condono dei debiti ai contadini. Così,
l'appoggio degli appartenenti a un determinato gruppo ha in genere,
come sua concomitante, la perdita dell'appoggio, o anche l'effettiva
ostilità, di altri gruppi. Ovviamente, sarà necessario valutare
l'appoggio politico netto che frutterà un determinato annuncio
politico. Ciò significherà prendere in considerazione non soltanto
l'importanza di ciascun
gruppo, ma anche l'immediatezza del suo potere politico.
Nel
contesto di una situazione post-colpo di Stato nell'America Latina,
ad esempio, la buona volontà di contadini remoti e dispersi non ci
aiuterà molto contro l'opposizione immediata e potente dei quadri
burocratici e militari che potrebbero, per la massima parte, essere i
figli
dell'aristocrazia latifondista.
Se, d'altro canto, la nostra posizione a breve termine è forte, ma
noi siamo minacciati da un'usurpazione
del potere a più
lungo termine ad opera
dei nostri allenti militari, il nostro obiettivo sarà
quello di creare un contrappeso capace di divenire in ultimo una
fonte di potere diretto, come ad esempio una milizia di contadini.
Così, sia che optiamo per una politica di sinistra di riforme
terriere e per un appoggio campesino
a più lungo termine, sia che optiamo per una politica di destra di
repressione dei contadini e di immediato appoggio ai grandi
proprietari terrieri, di penderemo dall'equilibrio tra
la forza delle nostre posizioni a breve termine e a lungo termine.
Gli elementi quasi
meccanici che rivestono importanza nel clima particolare del periodo
immediatamente successivo al colpo di Stato, modificheranno il
normale equilibrio tra le forze politiche del paese interessato. Se,
per conseguenza, la nostra posizione a breve termine non è fragile,
dovremmo reprimere l'agitazione di quelle forze che hanno una potenza
sproporzionata nel periodo a breve termine e concentrare invece i
nostri sforzi per ottenere l'appoggio di quei gruppi il cui potere a
più lungo termine è maggiore.
Un
elemento della nostra strategia dopo il colpo di Stato si trova a
mezza via tra la campagna d'informazione
e quella politica: trattasi del problema della “legittimazione”
del colpo di
Stato. Ovviamente, il colpo di Stato è per definizione illegale, ma
se questa illegalità conti e, in tal caso, se sia possibile
controbatterne gli effetti, dipenderà dall'ambiente politico totale
del paese interessato.
Abbiamo
veduto nel capitolo secondo come in gran parte del terzo mondo la
legittimazione o no del governo non rivesta una grande importanza; il
governo è considerato un aspetto della natura ovvero come qualcosa
cui ci si adatta anziché porlo in dubbio. Altrove, però,
l'atteggiamento generale delle masse potrebbe essere più
!egalitario. Un modo per legittimare il governo post-colpo di Stato è
già stato accennato esaminando
la scelta delle
personalità da arrestare:
la conservazione del capo nominale dello Stato (ove esista un simile
ruolo costituzionale) come il nostro (estremamente) nominale capo
dello Stato. In questo modo, le apparenze della continuità saranno
mantenute e con esse le apparenze della legittimità. Dove il capo
dello Stato non è
nominale, come nei regimi “presidenziali”, occorrerà ricorrere
ad altre tattiche; l'annuncio di imminenti elezioni o di un
referendum (come una sorta di legittimazione ex
post facto);
oppure si può apertamente ammettere che il colpo di Stato è un
intervento extra-costituzionale, ma un intervento compiuto contro un
regime incostituzionale. Una illegalità sarà allora rappresentata
come la causa dell'altra, ma noi affermeremo che mentre l'illegalità
del regime ante-colpo di Stato era volontaria
e permanente,
la nostra è necessaria
e temporanea.
Queste tecniche
avranno un valore limitato nello svolgimento dei processi politici
necessari per creare una base di appoggio attivo e per assicurare la
nostra autorità, in quanto tutto dipenderà dal particolare ambiente
politico nel quale agiremo; un problema specifico, tuttavia, richiede
un ulteriore approfondimento: il riconoscimento delle potenze
straniere.
Esso è quasi sempre
importante, ma per molti paesi del terzo mondo, il cui pays réel
si trova al di fuori dei confini, questo sarà un problema cruciale.
Quando molti dei fondi disponibili provengono da prestiti,
investimenti o finanziamenti esteri e quando sono quadri stranieri a
svolgere funzioni vitali amministrative, tecniche e talora persino
militari, il mantenimento di buone relazioni con il particolare paese
“donatore” o con i paesi interessati può essere benissimo un
fattore determinante della nostra sopravvivenza politica dopo il
colpo di Stato.
Il riconoscimento
prematuro da parte di una potenza straniera, vale a dire il
riconoscimento concesso mentre il regime precedente conserva ancora
una certa misura di controllo, incomincia ad essere considerato una
forma di aggressione nel diritto internazionale. A parte ciò,
tuttavia, il riconoscimento viene di solito concesso a governi
illegittimi dopo un corretto intervallo di tempo, se esistono
garanzie convincenti riguardo alla loro continuità in termini di
relazioni estere. Queste garanzie vengono comunicate semplicemente e
apertamente mediante annunci ufficiali i quali affermino che la
partecipazione ad alleanze e blocchi sarà mantenuta, che gli accordi
c gli obblighi con i paesi stranieri saranno rispettati e che i
legittimi interessi stranieri nel paese in questione non verranno
danneggiati.
Così, i capi del
consiglio di liberazione nazionale del Ghana, formato dopo il
rovesciamento di N'krumah, annunciarono che il Ghana avrebbe
continuato a far parte del Commonwealth, dell'Organizzazione
dell'unità africana e delle Nazioni Unite e avrebbe rispettato tutti
gli obblighi sottoscritti dal regime di N'krumah. Analogamente, i
regimi arabi successivi a colpi di Stato annunciano che rimarranno
nella lega araba; e i regimi dell'America Latina, che rimarranno
nell'Organizzazione degli Stati americani.
Di gran lunga più
importante di queste dichiarazioni è la considerevole attività
diplomatica che avrà luogo dopo il colpo eli Stato (e talora anche
prima di esso).
Queste trattative
diplomatiche avranno lo scopo di chiarire la situazione politica e,
al giorno d'oggi, di indicare, o di dissimulare, l'orientamento
ideologico degli organizzatori del colpo di Stato.
Quasi tutti i paesi
del mondo si attengono alla dottrina diplomatica inglese, concedendo
il riconoscimento ai nuovi regimi sulla base dell'effettivo controllo
dei loro territori. Questa è, però, una dottrina flessibile quanto
la definizione di "controllo»: per cui il riconoscimento può
talora essere ritardato se il regime precedente al colpo di Stato
conserva il controllo su talune parti del territorio nazionale, come
nel caso del non riconoscimento inglese del regime repubblicano
yemenita.
Dopo
i necessari scambi di informazioni e
di assicurazioni, il nuovo governo sarà in genere riconosciuto;
accadrà così, anche se la sua illegalità
costituisce una causa di imbarazzo, come nel caso dell'atteggiamento
degli Stati Uniti nei confronti dei colpi di Stato nell'America
Latina, o se l'orientamento ideologico è disgustoso, come nel caso
dell'atteggiamento dell'Unione Sovietica nei confronti dei colpi di
Stato nel Ghana e in Indonesia.
Il riconoscimento
diplomatico è uno degli elementi nel processo generale con cui si
stabilisce l'autorità del nuovo governo; fino a quando il processo
non si sia compiuto, dovremo far conto sui fragili strumenti della
coercizione fisica e per conseguenza la nostra posizione sarà
vulnerabile a molte minacce... compresa quella di un colpo di Stato.
Note:
1. Espressione
impiegata negli ambienti dci servizi segreti per definire le
informazioni false o non pertinenti che affluiscono insieme ai dati
“sicuri”.
2.
La natura specializzata del lavoro dei servizi di sicurezza impedisce
una rapida espansione dei loro mezzi e, anche se tale espansione
potesse aver luogo, verrebbe attuata soltanto se e quando la minaccia
reale fosse identificata. Ciò è precisamente quanto il problema
delle “voci” impedisce Ioro di fare.
3.
Nella figura 9, il “sistema di allarme tempestivo” è indicato
come un perimetro chiaramente delineato, ma naturalmente si tratterà
di una zona dai confini vagamente definiti. Noi parliamo di perimetro
in quanto si tratta di una sufficiente approssimazione alle
circostanze_
4.
I relativi particolari operativi sono esaminati nell'Appendice B.
5.
I calcoli sono basati sul comportamento delle truppe ucraine e
usbeche ex sovietiche impiegate dai tedeschi in posizioni difensive
durante gli sbarchi in Normandia nella seconda guerra mondiale.
6.
Anche quando il colpo di Stato è il veicolo di un gruppo politico
che cerca di arrivare a un mutamento sociale fondamentale,
l'obiettivo a breve termine è quello di stabilizzare la burocrazia e
le forze amiate. In seguito, quando 5aranno state stabilite altre
fonti di forza immediata e di appoggio politico, l'apparato statale
potrà essere riorganizzato facendone uno strumento adatto ai
mutamenti rivoluzionari.
7.
Il 12 giugno 1967, la radio della Germania orientale si riferì ad
“atrocità naziste commesse dagli ebrei contro gli arabi di Gaza”,
i quali furono definiti “vittime di un complotto
sionista-revanscista-imperialista”.
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